La mia mailbox è molto affollata, e tanti amici mi inviano contributi. Anche se il nostro blog privilegia un approccio alla cieca, io penso che questa esperienza da un lato ci insegni molto, dall'altro possa essere uno spunto per una riflessione.
Quello che ci insegna è, a mio giudizio, quanto il clima creato (non so se involontariamente o ad arte) dagli ispirati recensori influenzi le nostre scelte. Se sentiamo un apparecchio da 200 euro che suona come uno da 2000, in altri forum si viene infamati e presto convinti di essere sordi. Quindi, se si è contenti con un apparecchio o un cavo da duecento euro, presto si viene spinti a pensare che non è vero, che spendendo di più si migliorerà "la marmorizzazione" e via dicendo. Siccome tutti siamo influenzabili, ed ogni audiofilo vive nella insicurezza totale (ben illustrata nella lettera di Lucio Cadeddu), ci facciamo convincere e quando colleghiamo il cavo da 2000 euro sentiamo "la grana del nero" ed una "migliore concretizzazione", anche se non c'è.
Il secondo punto è l'utilità di una esperienza non alla cieca. Nel campo medico (dal quale abbiamo molto da imparare) quello che si osserva non alla cieca non viene considerato inutile. Viene considerata una esperienza "aneddotica". In altre parole, se io mi accorgo che in alcuni pazienti che curo con un farmaco contro l'ipertensione ricrescono i capelli, non è che perché non ho fatto la prova alla cieca mi giro dall'altra parte e non guardo. Osservo, racconto, e posso da questa importantissima osservazione partire per uno studio più rigoroso, questa volta alla cieca. In questo modo si procede in medicina. In questo modo si dovrebbe procedere in audiofilia. Una esperienza come quella del nostro amico Fausto dovrebbe essere raccontata, ed essere di stimolo (per una rivista seria che fa gli interessi dei consumatori) a mettere alla prova, naturalmente alla cieca, i diversi amplificatori che Fausto ha utilizzato in alcuni casi senza trarne beneficio. La rivista seria, avendone i mezzi, dovrebbe provare (sempre alla cieca!) gli ampli anche con altri diffusori, e con un pannello di ascoltatori esperto, per darci informazioni più accurate ed utili.
Ma siccome se cominciasse a venire fuori che un cavo da duemila euro suona come uno da cento, e che alcuni apparecchi idolatrati dal costo esorbitante sono difficili da riconoscere da altri, molto più economici, la giostra si fermerebbe e con la giostra anche il loro conto corrente. Per cui è esagerato sperare che il tacchino salti da solo nel forno, e che le riviste si mettano a fare le prove alla cieca.
Qui mi fermo e lascio la parola a Fausto (anche in questo caso scrivetemi ed io vi giro la sua mail se vi interessa contattarlo) che ringrazio ancora per il suo prezioso contributo.
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Dunque, non avvalorando sempre la tesi del chi più spende meno spende, vi riferisco brevemente la mia esperienza.
Qualche anno fa avevo l’ampli GY50 di Aloia e dopo qualche tempo iniziò a farsi sentire il desiderio della sostituzione. Contatto il mio negoziante e gentilmente mi presta per una prova il Norma ipa 100, lo porto a casa ed inizio il confronto. Le differenze erano notevoli e optai per l’acquisto.
Qualche tempo dopo trovo dallo stesso negoziante un ampli di vecchia data e precisamente uno Yamaha A760II e malgrado gli anni, era nuovo di zecca. Me lo aggiudicai per 130 euro.
Bene, lo misi al confronto con il Norma e da qui la delusione. Il Norma suonava meglio, ma di poco, molto poco. Rispetto allo Yamaha aveva solo un po’ più di calore armonico e di conseguenza risultava più musicale. Per il resto, non c’erano grandi differenze. Lo Yamaha teneva molto bene il confronto, mostrando, inoltre, una forza ed un controllo in basso inaspettati.
Riguardo alla trasparenza, eravamo lì.
Ho scritto questo sul forum e sono stato attaccato da chi non accetta che un ampli da 2600 euro possa suonare quasi come un ampli da pochi soldi e per giunta vecchio.
Il Norma lo tengo pochi mesi, lo sostituisco con un Lavardin ISR e per molti aspetti è assolutamente superiore al Norma, tranne che nella forza in basso ed il pilotaggio in senso stretto. Dopo poco tempo, insoddisfatto anche di questo, sostituisco il Lavardin con uno Stat Audio S201 da 1400 euro.
Lo Stat, nel suo complesso, suona meglio del Norma e del Lavardin. Ha una emissione sonora fluida, lucida, tridimensionale ed un calore armonico che gli altri due si sognano. Il basso non è così forte e controllatissimo come nel Norma, ma è senz’altro molto più godibile e pieno.
Attualmente ho un Nad S300 che ha preso il posto dello Stat.
Il Nad riesce finalmente a restituirmi ciò che desidero, anche se non raggiunge la delicatezza e la trasparenza dello Stat, che sia su questi parametri che in molti altri, è superiore a tutti.
Lo Stat è un ampli estremamente onesto, ad un costo tutto sommato sostenibile, visto come siamo abituati, ha delle prestazioni molto concrete, ed è pensato per chi è alla ricerca di un suono senza troppi fronzoli.
All’epoca il mio impianto era composto da diffusori Proac 2.5, sorgente North Stat, cavi BCD e Nadir. Attualmente è cambiato solo il lettore, ed è il Lector cdp7, del quale…emmh, sono molto soddisfatto.
In definitiva, ho voluto riferirvi questa esperienza per confermare che non sempre il costo va di pari passo con la qualità. Spesso si può risparmiare ed avere risultati superiori.
Ma questo gia lo sapete.